Mesi e mesi di non scrittura più su questo spazio. Un sacco di bozze di post più o meno completi e mai finalizzati. E alla fine, seguendo l’esempio di Domitilla, la voglia di provare a pubblicarli, così come sono. E magari, ritrovare la voglia di scrivere qualcosa di nuovo.
Questa è una bozza dell’Agosto 2016, pubblicata così come l’ho ritrovata.
Una bozza del mio primo amore per Cosmo e per un album che – a distanza di 2 anni e mezzo, un nuovo suo doppio album e 3 suoi concerti visti + un djset – mi continua a dare le stesse emozioni.
C’è qualcosa, forse di sbagliato, in me che non mi ha mai fatto considerare troppo la musica italiana. Eppure a questo giro e per quest’estate, c’è solo un disco, italiano, che non riesco a togliermi dalla testa e dal repeat dello Spotify.
Si tratta dell’ultimo di Cosmo, che poi in realtà sarebbe il suo secondo disco e in realtà è il suo primo che ho ascoltato, tutto per colpa (anzi, per merito) di Francesca.
https://open.spotify.com/album/4728qzHpyq5i4R19xCq94c
Lo sto ascoltando ormai da mesi e, anche se di tanto in tanto lo lascio un po’ in disparte per ascoltare altro, va a finire che lo ascolto. Sempre. Che sia a casa mentre lavoro, sui mezzi, in macchina. E sempre ha quell’effetto di farmi muovere il piede a tempo e la voglia di mettermi a cantare a squarciagola ogni verso, anche se il più delle volte non me le ricordo e le confondo tra loro.
Ha quelle basi techno e house che me lo fanno amare alla follia e devo ammettere che trovo ancora strano sentire quelle sonorità abbinate a testi italiani. Testi che per la maggior parte infondono una sensazione infinite di freschezza, positività e felicità e forse, in questo, il manifesto si trova proprio ne L’ultima festa, la traccia che dà il nome all’album e lo riempe con tutta la forza di quel bevo la notte, grido più forte, rido di te e quando mi dici che non esisto tu sparisci con me; bevo la notte, sfido la morte, rido, perché il cuore mi scoppia, picchia e mi porta su!
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